-> Passioni e mestieri Vigilio e i Polenter: la polenta più buona del mondo
| 01 | Set '08 15.32 |
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| di Eugenia di Cocco | |
A Storo, lungo la strada che porta a Madonna di Campiglio, crescono pannocchie rosse e slanciate: Vigilio Giovanelli, il boss dei contadini, le trasforma in farina, un originale sodalizio ne ricava una specialità che fa gruppo e allegria
Se nelle valli del Trentino orientale dovesse capitarci di domandare di Vigilio Giovanelli siamo ben certi che il nostro interlocutore saprebbe di chi stiamo parlando. Qui tutti, infatti, sanno chi è il boss della polenta che, non esitiamo ad affermarlo, è la più buona al mondo.Vigilio è il presidente della cooperativa che produce la farina di mais Marano di Storo, non possiamo dire che l’ha inventata lui, ma certamente è lui che, con frenetico attivismo ed entusiastica passione, l’ha fatta conoscere ai gourmet di mezzo mondo.
Ma di cosa parliamo? Di una polenta, quindi di una farina gialla, quindi di un granturco. Ma speciale. Si è ambientato e “personalizzato” nel paese di Storo, appena a nord del lago d’Idro e della provincia di Brescia ma già in Trentino, quando hanno portato da queste parti i semi del mais di Marano Vicentino, che è il papà di tutti i mais da polenta pregiati.
È di colore più rosso che giallo e qui, anche grazie a condizioni ambientali favorevoli, lo coltivano ancora con metodi assolutamente naturali, essiccandolo poi in secolari granai che caratterizzano il territorio con le migliaia di pannocchie appese in vista sotto ai porticati. Come ci racconta il signor Giovanelli in persona, la riscoperta di questo prodotto così speciale è anche la chiave che ha ridato vita alle campagne attorno al paese. Vedendo la sua valle che via via veniva abbandonata e conscio delle potenzialità che questa poteva avere, nei primi anni novanta ha incominciato a radunare attorno a sé i contadini, che come lui amano queste terre. Non aveva problemi a farsi intendere, perché contadino era pure lui.

Nasceva la cooperativa Agri ‘90, un pugno di agricoltori locali che, unendo le forze, hanno affittato il mulino del paese per macinarvi i primi 1000 quintali. «È stata una scommessa, oserei dire che l’abbiamo vinta» afferma Giovanelli, e come dargli torto quando la sua farina è richiesta da tanti grandi ristoratori non solo italiani e i soci sono ormai centoventi, con più di cento ettari di terra coltivata. Solo cento? Non sono pochi in un territorio scavato tra valli irte e ricche di boschi.
«Di difficoltà non ne abbiamo incontrate, i miei colleghi contadini hanno creduto da subito all’iniziativa e il resto è venuto da sé. Non sono più i tempi in cui la polenta era l’unico cibo dei contadini e che, per insaporirla, c’era un’unica aringa appesa sopra alla tavolata e ognuno vi strofinava contro la sua fetta. Oggi si parla invece di polenta e..., ovvero polenta e luganega (la salsiccia delle montagne trentine), polenta e capriolo, polenta e gorgonzola e così via. È diventata una moda, noi abbiamo solo dovuto cavalcare l’onda».
Il granturco, raccolto alle prime brume d’ottobre e asciugato dai secchi venti di montagna, viene molito negli impianti comuni. Nella farina prodotta, che sarà a grana grossa, integrale, di un bel colore giallo arancio intenso, si ritroveranno i principi nutritivi, i profumi, le seduzioni delle pannocchie intatte. Allora la polenta sarà molto gustosa anche così com’è, da sola, senza aggiungere alcun
condimento: potrebbe essere l’occasione giusta per verificare se è vero che la polenta di granturco è il viagra dei poveri, come hanno scritto autorevoli studiosi. Infatti pare accertato lo straordinario potere afrodisiaco di questo cibo popolarissimo, ma a condizione che non si mangi altro, perché il potere dipende dall’assenza nel mais di un amminoacido essenziale, presente in
vece in quasi tutti gli altri alimenti, che funge da agente dei nostri freni inibitori. Sarà vero? Può darsi, in ogni caso mangiar bene fa bene anche all’amore. Del resto già “un certo” Brillant-Savarin scriveva che il mangiar bene è il piacere che accompagna tutti gli altri e quello che ci consola quando gli altri mancano. Ed è un piacere “robusto”, adatto per chi viene da queste parti per assaporare anche la natura e viverla scarpinando tra montagne ancora poco conosciute, per chi quindi ha fame sul serio: perché la polenta di qui è quasi sempre la “carbonera”, generosa di burro, formaggi, e salamino fresco… Questo piatto dal sapore inconfondibile che accompagnava i giorni di festa di queste valli è stato il “grimaldello” usato da Vigilio, da contadino diventato abile uomo di marketing: portando la polenta carbonera in giro per le fiere d’Italia, ha fatto conoscere il suo oro giallo anche a noi, e al resto del mondo.
Naturalmente la Storo golosa non è solo polenta: salendo, dall’ampia piana che digrada fino al Lago d’Idro, verso Darzo o Lodrone, secolari castagneti offrono grandi e pregiati marroni, a contraddire la teoria che il marrone autentico sia esclusivo di Piemonte, Toscana, Campania ed Emilia. Anche questi, conservati con antichi metodi montanari, vengono raccolti e venduti per tutto l’inverno da Agri ‘90, insieme alle patate, quasi tutte biologiche, che vengono dalle cascine (masi) di montagna. In estate non lasciamoci invece scappare i piccoli frutti che la cooperativa produce con tecniche di agricoltura biologica. Qui fragole, ribes, lamponi e more sono tra i migliori d’Italia. Certo, la natura fa la sua parte, i contadini faticano ma ci voleva un personaggio capace di rendersi conto del bene prezioso che il territorio offre e di comunicarlo. Storo e questa fetta di Trentino hanno avuto la fortuna di trovarsi in casa Vigilio Giovanelli.Gli atleti del paiolo
Proprio qui a Storo è nata quasi 40 anni fa tra gli stessi contadini, ma pure tra dirigenti e professori di scuola, la più curiosa delle Associazioni, il Comitato dei Polenter. Non è cosa semplice - pensarono nel 1967 gli Storesi - fare una buona polenta in una festa con tante persone: oltre all’inarrivabile Marano di Storo, ci vuole un grande paiolo di rame, un bel fuoco, il taglierone di legno, olio di gomito, lavoro per un’ora e più; se
poi si tratta di una polenta carbonera storese, arricchita con il salame, il burro, il formaggio, ci vuole il palato fine del buon cuoco della tradizione. Da allora quindi le pro loco, le associazioni, i comitati delle varie feste e manifestazioni sportive, le aziende di soggiorno hanno un indirizzo sicuro per rendere più tradizionale, più allegra e soprattutto più golosa ogni loro festa: ci pensano i muscolosi volontari del Comitato dei Polenter, che hanno già girato gran parte del loro Trentino e delle valli bresciane e sono pure andati in trasferta in alcune grandi città del Nord a “trisare” la loro polenta carbonera. Come contattare questi “atleti del paiolo”? Rivolgendosi alla Cooperativa Agri ‘90 di Storo.Agri ’90 s.c.a.r.l.
Via Regensburger, 23/25
38089 Storo (TN)
Tel. e Fax 0465 686614
info@agri90.it - www.agri90.it
Foto di Riccardo Zago e Gerardo Sai
:: tags: polenta, farina di mais, mais marano di storo, agri 90, polenta carbonera, polenta macafana, farina integrale, pannocchie, mais
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