-> Itinerari dei sapori Liguria di Ponente. Dalle Alpi al Mare (seconda parte)
| 26 | Feb '08 16.52 |
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| di Alessandro Midlarz | |
Proseguiamo il nostro viaggio dalla costa ligure verso l'entroterra e le montagne, attraversando paesaggi mozzafiato, borghi storici, frantoi, vini e sapori del territorio
In Val Pennavaire, un mulino ad acqua dell’Ottocento produce ancora olio da olive Taggiasca e Pignola
Riprendiamo il cammino ed entriamo nella splendida e prepotente Val Pennavaire. Imbocchiamo la provinciale in direzione di Rocca Barbena e dopo poco arriviamo a Cisano sul Neva. Al bivio per Castelbianco e Nasino, proprio dietro il benzinaio, dove è bene fare il pieno visto che non ne troveremo per diversi chilometri, c’è una stradina che conduce sotto il castello. Percorsi 400 metri, ecco il suggestivo frantoio Fratelli Pozzo (tel. 0182 59.50.47 - www.oliopozzo.it). Si tratta del mulino ad acqua di famiglia che da 160 anni sfrutta un torrentello per produrre olio con il metodo tradizionale a presse. Le macine in pietra, le stesse usate dal bisnonno di Cesare e Angelo, frangono olive Taggiasca e Pinola, le due varietà tipiche della zona. E, quasi a certificare la centenaria esperienza nel settore, su una parete del punto vendita è appeso il regio documento con cui Umberto I, nell’Ottocento,
autorizzava i Pozzo a servirsi delle acque del torrente per azionare il mulino.La Val Pennavaire, con le sue montagne a strapiombo, gole, caverne, orridi e boschi fittissimi, è il paradiso degli escursionisti e degli arrampicatori che qui arrivano da tutta Europa per sfidare se stessi su alcune tra le pareti più difficili del continente. A mano a mano che si sale di quota, il manto di ontani, querce e castagni cede il passo ai faggi, ai larici e a un prospero sottobosco ricco di frutti, castagne e funghi pregiati. Nel tratto savonese della valle (l’altro sconfina in Piemonte) ci sono solo due comuni: Castelbianco e Nasino.
Castelbianco è costituito da quattro frazioni, borghi antichi che, dopo un lungo periodo di desolazione e inesorabile spopolamento, stanno rinascendo per merito di un sindaco propositivo e concreto e di alcuni giovani in controtendenza che sono venuti ad abitare qui, aprendo strutture che per ora accolgono soprattutto stranieri. È forte ma piacevole il contrasto tra la rusticità della valle e la cura dei particolari nei centri abitati: panchine nei punti più panoramici, lindi muretti a secco, cartelli stradali numerosi e dettagliati. Castelbianco è anche il regno della ciliegia, da oltre trent’anni celebrata ogni prima domenica di giugno con una sagra dove i produttori si contendono la “Ciliegia d’oro”, premio destinato al cestino più bello e con i frutti più buoni. Tante le varietà coltivate, dalla Masina alla Cantui, dalla Pumaie al durone, ma la più apprezzata, per gusto e precocità, è quella denominata “da u pegullu curtu”, dal picciolo corto. Ciliegia di grosse dimensioni, dal colore rosso intenso e dalla pasta consistente, è molto dolce e viene utilizzata per preparare squisite marmellate e vasetti sotto spirito.
Info: Comune di Castelbianco - Tel. 0182 77.006 - info@castelbianco.org
I preziosi fagioli gianetti

Seguendo la provinciale n. 14, costeggiamo il corso del fiume, attraversato da antichi ponti in pietra, e arriviamo a Nasino, un comune sminuzzato in piccoli agglomerati di case. Se la ciliegia è la regina della prima parte della Val Pennavaire, qui il re è il fagiolo gianetto. Baccello giallo, seme bianco-grigiastro, pelle sottile, cresce solo qui grazie al clima ventilato e alle abbondanti rugiade del mattino. Si semina a luglio e si raccoglie a ottobre. Lo troviamo alla piccola bottega dell’azienda agricola Silvestri, sulla strada principale. Sarà difficile uscire senza aver ceduto alla tentazione di acquistare qualcuna delle prelibatezze in vendita: formaggi d’alpe, peperoncini ripieni sott’olio, pasta di olive, pesto artigianale, mieli di ogni tipo, confetture, castagne sciroppate, aromi e tisane a profusione.Colletta, Medioevo telematico
Se Escher, il pittore e incisore olandese famoso per le sue costruzioni impossibili, avesse deciso di fare l’architetto, Colletta sarebbe stata opera sua. Ma questa frazione di Castelbianco, arroccata su uno sperone di roccia che domina i boschi della Val Pennavaire, ha origini ben più antiche, addirittura medievali. È uno stravolgente labirinto di vicoli, viottoli, gradini, archi, terrazze che qualche anno fa, dopo decenni di totale abbandono, è stato meticolosamente ristrutturato, ricostruendo le sessanta abitazioni nel rispetto dei materiali e delle tecniche originali e cablandole, ossia dotandole di tutti i collegamenti della rete informatica che permettono di navigare in internet, tenere una teleconferenza o guardare la tv satellitare. Il risultato è un’elegante oasi di pace, storia e tecnologia con tanto di osteria, wine bar, centro congressi e piscina all’aperto. Oggi la maggior parte delle case sono state acquistate da stranieri, soprattutto inglesi, americani e australiani, ma per buona parte dell’anno restano libere ed è possibile affittarle. Info: www.borgotelematico.it
La Valle Arroscia
La Valle Arroscia è da sempre tra le vie di transito predilette per chi si deve spostare dalla costa al Basso Piemonte e viceversa. Da Bastia di Albenga si seguono le indicazioni per la provinciale n. 453. Passiamo Villanova d’Albenga, dove c’è Baglietto & Secco, uno dei frantoi più importanti della zona (frazione Conscente, tel. 0182 58.28.38 - www.oliopozzo.it) e proseguiamo per Ortovero, sito delle storiche vigne di Pigato della famiglia Lupi di Pieve di Teco. Ortovero merita una sosta perché vi ha sede la più grande cantina sociale della regione e perché è la patria dell’anguilla, pescata direttamente nell’Arroscia e cucinata con maestria nelle trattorie locali.
Alla confluenza dei torrenti Giara di Rezzo e Arroscia, ecco Pieve di Teco. Mille anime, un glorioso passato sulla via “del sale” tra Liguria e Piemonte e tante cose da vedere. Dagli antichi portali in ardesia ai portici gotici che ancora caratterizzano il corso principale, dalla grandiosa collegiata di San Giovanni Battista al minuscolo teatro Salvini. Anche l’hotel dell’Angelo, storico albergo del Settecento è un richiamo irresistibile per i cacciatori di curiosità. All’interno si respira un’aria da “belle epoque”, alla reception c’è il signor Piero, albergatore dai modi eleganti e antichi e dalla sapiente mano ai fornelli. Basta fare due chiacchiere per entrare in sintonia e per farsi svelare uno dei suoi segreti, una spettacolare collezione di auto e moto d’epoca tra cui due sidecar degli anni Cinquanta.
Vicino all’albergo, sotto i portici del corso, una fila di sacchi di iuta ricolmi di legumi è il biglietto da visita della bottega di Francesca, detta la “galuppa” (Corso Ponzoni, 108 - non c’è telefono), una signora sessantenne che bazzica il negozio di alimentari della famiglia praticamente da quando è nata. Da ottobre a fine aprile, tra le cassette di frutta e verdura, non manca il secchio con gli stoccafissi, qualità Ragno, che provengono direttamente dalla Norvegia e che lei va a prendere un paio di volte la settimana alla darsena di Genova, in arrivo con i cargo dai mari del Nord. Così buoni da fare in umido, ripieni o lessi, che glieli richiedono i ristoratori di tutta la provincia. Sempre in paese, ma sulla strada che porta al Col di Nava, si incontra il forno e biscottificio artigianale dei fratelli alsaziani Michel e Bernard Ferrari (Via Piave, 79 - Tel. 0183 36.271). Con l’aiuto delle figlie e del pasticcere Antonio, sfornano un pane eccezionale, pizze e focacce tradizionali e non (acciughe, olive e ananas), gallette d’orzo, sfogliatine e amaretti che non si dimenticano.
L’antico e raro aglio di Vessalico
Vessalico è un minuscolo comune con un centro storico ricco di portali e iscrizioni del Trecento. Nelle frazioni più alte, dove un tempo arrivare era un’impresa, esiste un aglio antico. La sua sopravvivenza è legata alla volontà di pochi, cocciuti agricoltori riuniti in cooperativa (Resta, Frazione Lenzari, tel. 0183 31.227), che hanno continuato a coltivarlo in minuscoli appezzamenti aggrappati alla montagna, tramandandosi i bulbi da generazioni, assieme alla tecnica di coltivazione biologica e a quella di confezionamento. Le teste, raccolte a mano, essiccate e selezionate in base alle dimensioni, vengono intrecciate in “reste”. Hanno un aroma delicato, sapore leggermente piccante e, soprattutto, si conservano a lungo, anche un anno. Delizia della gastronomia locale, l’agliata, “ajé”, è una salsa fatta con tuorli d’uovo, olio extravergine e aglio schiacciato nel mortaio che si gusta su crostini di pane casereccio o sulle patate lesse. Per comprarlo, ogni anno, il 2 luglio, sul prato dei Canapai si svolge la settecentesca fiera dell’aglio. In alternativa, possiamo andare da uno dei produttori (www.vessaglio.it/contatti.htm) o nel negozio di alimentari sul corso principale.
Olive: attenti a quelle due
Entrambe piccoline e nere, più tondeggiante la Pignola, più allungata la Taggiasca. Sono le regine degli oliveti del Ponente ligure, le più utilizzate e apprezzate. La valle del Rio Arveglio e la Valle Arroscia, dove si raccolgono tardivamente, quando sono perlopiù invaiate (ossia non più verdi), sono i luoghi giusti per fare la loro conoscenza. La prima, nota anche come “arnasca”, dal nome del comune di Arnasco che le ha dedicato un museo, dà un olio giallo limpido, amarognolo, dall’intenso “profumo”... di oliva e dallo spiccato retrogusto di pinolo. Si abbina a crudo su verdure, pesci di mare e crostacei cotti a vapore o lessi, zuppa di funghi e zuppa di pesci, ed è ideale per preparare alcune salse da mortaio come l’agliata, il marò e la salsa di pinoli.
La Taggiasca, invece, è l’anima della vera pasta di olive. Regala un olio chiaro, dal tenue sentore d’oliva, dal sapore delicato, ben poco piccante in gola e per niente amaro, semmai con un retrogusto di pinolo e mandorla dolce. Si sposa con il pesce in bianco e i crostacei a vapore ed è perfetto per preparare la maionese.
Le delizie dell’alta valle
La statale che porta al Col di Nava ci conduce all’ultima tappa dell’itinerario. Pornassio è nota soprattutto come località di villeggiatura: i meravigliosi boschi di castagni, larici, faggi, pini e abeti, i forti ottocenteschi al confine con il Piemonte e i numerosi sentieri adatti al trekking e alla mountain bike sono meta ogni anno di migliaia di turisti, che trovano strutture moderne e attrezzate, oltre a impianti sportivi di ottimo livello e tracciati per lo sci di fondo, vera rarità per la Liguria. Un tempo su questi pendii si coltivava la canapa, oggi la coltivazione più importante è quella della lavanda. Il castello duecentesco del paese è anche la sede della cantina dei fratelli Guglierame, un nome che è una certezza per chi è in cerca di un ultimo brindisi di qualità, oltre che di un buon olio. I vigneti sono quelli dei marchesi di Clavesana che nel 1303 imposero la coltivazione del vitigno Dolcetto, qui chiamato Ormeasco, da cui si ricava un vino rosso asciutto, leggermente amarognolo. I Guglierame utilizzano le uve dello stesso vitigno per produrre anche la versione Superiore, dopo un passaggio in botti di rovere, e lo Sciac-trà, un rosato ottenuto vinificandolo in bianco che non ha nulla a che vedere con il quasi omonimo passito delle Cinque Terre.
Prima di imboccare la via del ritorno, vale la pena salire fino alla frazione Case Rosse, che vale il viaggio per il panorama e per la bottega alimentare della cantina Case Rosse, segnalata da un grande tino affacciato sulla statale che porta al Col di Nava. Gestito dalla signora Mariella Cagna, è un piccolo paradiso del gusto. Spettacolari i formaggi vaccini e ovini, della valle ma anche del Basso Piemonte. In vendita pure vini, grappe e olio dell’omonima cantina. C’è rimasto tempo? Allora, più in basso, facciamo una deviazione per Ranzo, borgo annidato in una valletta. Qui si concentrano produttori di olio e di vino “piccoli ma buoni”. Per esempio: Guidi (tel. 0183 31.80.76), che ha il frantoio nel box di casa; A Maccia (tel. 0183 31.80.03), Bruna (tel. 0183 31.80.82), il più conosciuto; Alessandri (0182 53.458). Tutto ciò che serve per una scorta golosa e per tornare a casa con un mucchio di delizie.
I Lupi dell’Arroscia
All’inizio fondò una fiaschetteria sulla costa, a Oneglia, e la gente faceva la fila per assaggiare i migliori vini della zona: l’Ormeasco della Valle d’Arroscia, il Rossese di Soldano e il Pigato di Campochiesa.
Erano gli anni Sessanta e l’entroterra contadino dava giusto il necessario per sopravvivere. Di lì a poco Tommaso Lupi, con tempra da vendere e ambizioni da realizzare, decise che il vino se lo sarebbe fatto da solo. Con l’aiuto della moglie Giuliana e del fratello Angelo creò l’azienda che ancora oggi troviamo a Pieve di Teco. Tommaso continua a sovrintendere alle attività dell’azienda ma al suo motore si sono aggiunti i potenti “cavalli” dei due figli Massimo e Fabio. Il primo, enologo, cura cantina e amministrazione e scruta con interesse i mercati esteri. Il secondo ha imparato sul campo il mestiere di agrotecnico e ora non può fare a meno di stare in mezzo alle sue vigne. Insieme vinificano le uve Doc del Ponente ligure: i due bianchi Pigato e Vermentino, i due rossi Ormeasco e Rossese e numerose Riserve. E dagli uliveti di famiglia arrivano le olive Taggiasca con le quali i Lupi producono un ottimo extravergine e un gustoso paté d’olive. Info: Azienda vitivinicola di Tommaso Lupi &C. - Via Mazzini, 9 - Pieve di Teco (Im). Tel. 0183 36.161 - www.vinilupi.it
Notizie utili
Come arrivare

In auto I caselli di Spotorno e Albenga sono sull’autostrada A10 Genova-Ventimiglia, tra Savona e Alassio. Per raggiungere le valli dell’entroterra, dallo svincolo di Albenga si segue la provinciale n. 582 sino a Cisano sul Neva, dove si imbocca la Val Pennavaire. Per raggiungere la Valle Arroscia, sempre dall’uscita autostradale di Albenga, si segue per Bastia e Villanova d’Albenga e si imbocca la statale n. 453 per Pieve di Teco-Col di Nava.
In treno I treni regionali che percorrono la linea Savona-Ventimiglia si fermano a Spotorno, Noli, Finale Ligure, Pietra Ligure, Loano e Albenga. Le località della costa e delle valli sono collegate dalle linee della società di trasporti Sar.
www.trenitalia.it
S.a.r Autolinee Riviera - Via Benessea, 12
17035 Cisano Sul Neva (Sv) - Tel. 0182 21.544.
In aereo L’aeroporto C. Panero di Villanova d’Albenga è collegato quotidianamente con Roma. Per altre destinazioni occorre fare riferimento al Cristoforo Colombo di Genova. Aeroporto internazionale “C. Panero” Viale Generale Disegna - 17038 Villanova d’Albenga. Tel. 0182 58.20.33 - www.rivierairport.it
Cosa comprare
Via Manie, 3 - 17024 Finale Ligure (Sv) - Tel. 0196 98.782.
Azienda immersa nella splendida vegetazione dell’altopiano delle Manie. Qui Vladimiro Galluzzo coltiva i vigneti con tecniche biologiche (contro i parassiti pianta rafano e senape tra i filari e usa fertilizzanti da allevamenti di bovini).
Dalla cantina escono ogni anno circa 40mila bottiglie di sette tipi di vino: Vermentino, Pigato, Acerbina, Apogeo, Solitario, Le Banche, passito.
I formaggi del BoschettoRegione Boschetto - Fraz. Bastia - 17031 Albenga (Sv).
Tel. 0182 20.687 - 339 41.67.938.
Mario Aldo Lo Manto, siciliano trapiantato in Liguria quarant’anni fa, produce un’apprezzata toma di pecora Brigasca, specie a rischio d’estinzione, presidio Slow Food. In vendita al dettaglio anche toma di capra, pecorino e ricotta, normale e fermentata (il “bruzzo”).
Azienda agricola Silvestri
Via Roma, 67 - Nasino (Sv) - Tel. 0182 77.90.03 - 333 46.51.709.
Tra le tante le specialità fatte in casa, verdure sott’olio, marmellate, mieli, peperoncini e il fagiolo gianetto.
Bottega della Cantina Case RosseTel. 0183 33.024 - cantina_caserosse@hotmail.it
Dove mangiare
Vico Avarenna, 1 - 17031 Albenga (Sv) - Tel. 0182 51.937
In un vicolo del centro storico, offre un ambiente raffinato e un giardinetto. Consigliato soprattutto per i piatti a base di pesce e frutti di mare che vengono presentati con originalità. Buona cantina. Chiuso il martedì. Prezzi a partire da 40 euro.
Albergo Ristorante GinVia Pennavaire, 99 - Loc. Colletta Sottana, 17030 Castelbianco (Sv).
Tel. 0182 77.001 - www.dagin.it
In Valle Pennavaire non sono molti i posti per mangiare, ma Gin merita una sosta sia per l’ambiente sia per la qualità dei piatti. Tra gli altri, sfoglia di bietole e olive su crema di stracchino, fonduta al tartufo nero, ravioli di borragine “au tuccu”, medaglioni di vitello con patate e funghi trifolati, cinghiale con cacao speziato e frutta fresca e secca. Ottimi i dolci, su tutti il flan caldo di cioccolato fondente. Ampia la carta dei vini. In inverno è chiuso il lunedì. Si cena con 40 euro, vini esclusi. L’albergo è un tre stelle con otto stanze.
Dove dormire
Via Vesallo, 18 - 17030 Castelbianco (Sv).
Tel. 0182 77.070 – 339 69.33.994 – www.casadeinonni.it
Nell’ex osteria di nonno Armando, Andrea e Maria Rosa hanno allestito un accogliente bed&breakfast. A disposizione anche due eleganti appartamenti nell’edificio contiguo. In vendita extravergine e marmellate fatte in casa.
Prezzi: 35 euro la singola, 60 euro la doppia, abbondante colazione inclusa.
Hotel dell’Angelo
Piazza Carenzi, 11 - 18026 Pieve di Teco (Sv). Tel. 0183 36.240
In un palazzo del Settecento, ecco il classico albergo reduce di un illustre passato, con salone affrescato e soffitti alti nelle camere. A gestirlo è Mario, un elegante settantenne noto nella zona anche per lo stoccafisso ripieno che propone al ristorante. Prezzi: 40 euro la singola, 60 euro la doppia, colazione inclusa.
Numeri Utili
c/o Comunità Montana Ingauna
Via Niccolari, 9/5 - 17031 Albenga (Sv)
Tel. 0182 53.457
www.stravinolio.com
info@comingauna.it
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