-> Itinerari dei sapori Il doping d'Olimpia
| 01 | Ott '09 09.14 |
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| di M.C. Beretta | |
Il vino di Cirò era, dicono, quello destinato alle libagioni degli atleti delle Olimpiadi antiche: ed è un vino che fa sul serio buon sangue, altro che l'EPO... Se poi aggiungiamo il vigore della sardella di Crucoli...
Il Gaglioppo è il vitigno principe della Doc Cirò, nella versione rosato e rosso, il cui cuore della produzione è nei comuni di Cirò e Cirò Marina. Cirò Marina è sul mare e ha vocazione turistica, Cirò è in collina e ha carattere più agreste. La Doc Cirò è prevista anche per parte dei comuni di Cutro, Melissa e Crucoli. I vini indicati dal disciplinare di produzione sono Cirò Bianco, solitamente da uve Greco, Cirò Rosato, di solito da uve Gaglioppo, e Cirò Rosso, da uve Gaglioppo. Sono previste anche le tipologie: Superiore se la gradazione alcolica è maggiore; Riserva se l’invecchiamento è almeno di due anni; Classico se l'area di produzione è compresa nei comuni di Cirò e Cirò Marina.
Antonio e Nicodemo, i leader storici
Le cantine più importanti hanno sede nelle vicinanze del percorso attuale della statale 106 o di quello vecchio, leggermente spostato in collina. All’uscita Cirò Marina Nord, ecco l'azienda vitivinicola Librandi, di proprietà dei fratelli Antonio e Nicodemo. Cantina storica, è nello stesso tempo la più progressista e lungimirante: la cultura del passato, intesa come conoscenza della vigna e dei terreni, è stata supportata e amplificata dalla sperimentazione e dalla ricerca, avvenute coinvolgendo università e istituti di fama nazionale.
Possiamo fare una bella passeggiata, utile a capire come i Librandi lavorano in vigna, nella tenuta Rosaneti, che si estende a cavallo tra i comuni di Cirò Marina e Casabona. I visitatori sono accolti da un ulivo pluricentenario e con rose antiche all’inizio dei filari.
Una vigna a spirale
Chi ama l'avventura può farsi accompagnare da Nicodemo Librandi, un vero asso del volante, con la sua jeep a vedere dall'alto il “campo a spirale”, così chiamato perché sono state piantate una serie di varietà sperimentali seguendo quel tipo di geometria. Bisogna avere sangue freddo perché la jeep percorre sentieri strettissimi e costoni con pendenza notevole e c’è la chiara sensazione che arranchi, inoltre lo spazio di manovra è strettissimo. Il rischio vale comunque la candela: lo spettacolo che si gode dall’alto è splendido. Chi invece preferisce limitarsi alle degustazioni può entrare nel punto vendita, la "Casedda", costruita con pietre e mattoni come vuole la tradizione del luogo. Sta a fianco dell’azienda e si nota chiaramente dalla statale 106. Nella lunga storia della Cantina Librandi, iniziata negli anni Sessanta (pur se già da tempo la famiglia coltivava le vigne), il primo vino che si è fatto conoscere fuori regione, negli anni Ottanta, è il Gravello, un matrimonio ben riuscito tra Gaglioppo e Cabernet Sauvignon, seguito dal Critone, bianco di corpo da Chardonnay e Sauvignon, mentre dopo la metà degli anni Novanta hanno fatto scalpore il Magno Megonio, da uve rosse Magliocco, Le Passule, delizioso passito da uve bianche Mantonico, ed Efeso, versione secca di Mantonico, ricco e piacevolmente aromatico. Nel cuore dei produttori tuttavia è sempre rimasto il Gaglioppo, vitigno storico della zona e protagonista del Cirò Riserva Duca Sanfelice, oggetto di continui perfezionamenti. Si tratta di una selezione di uve da vecchi vigneti, il vino matura in acciaio e tuttavia ha una longevità invidiabile. Seguendo il filo della sperimentazione i Librandi hanno appena presentato due spumanti Metodo Classico: un rosé da uve Gaglioppo e un bianco da uve Greco della vendemmia 2007.
Cirò Marina, crocevia di vignaioli
Riprendendo la 106 e uscendo a Cirò Marina Sud si entra in paese che, per la verità, non ha moltissimo da offrire, a parte qualche pasticceria e alcuni ristorantini, e ovviamente il mare. Se si rimane in spiaggia al tramonto, però, la sabbia rosata che accentua e poi smorza il colore al calar del sole ci regala uno spettacolo unico. Alla periferia, le Cantine Ippolito, che datano 1845, hanno rinnovato la loro sede e l'impostazione produttiva. Per arrivarci conviene ritornare alla rotonda dell'uscita di Cirò Marina Sud e seguire i cartelli. La nuova sede è gradevolmente luminosa con una saletta per degustazioni e un punto vendita accattivante. L'ultima generazione, sui trent'anni, ha preso in mano la gestione dell'azienda. Sono i figli di due fratelli che, come da tradizione, hanno i nomi dei nonni. Così due cugini si chiamano entrambi Vincenzo, uno si occupa delle vigne, l’altro segue la commercializzazione assieme al fratello Gianluca. I loro vini sono sostanzialmente Cirò nelle diverse interpretazioni, Bianco, Rosato, Rosso e due Riserve, Colli del Mancuso e Ripe del Falco, entrambi maturati in botte grande; il primo è rivisto con taglio più attuale. Le vigne vecchie in collina, così meravigliosamente contorte, meritano una passeggiata anche perché dall’alto della tenuta si vede il triangolo di punta Alice, il promontorio turistico che chiude l’areale del Cirò.
Un Magliocco per nababbi
Ritornando alla rotonda, ormai famosa, che immette sulla statale 106, si nota un negozio di mangimi e articoli per l’agricoltura: i titolari, la famiglia Iuzzolini, hanno di recente deciso di imbottigliare i propri vini e di rinnovare la cantina che si trova poco lontano dal negozio. Il patriarca Fortunato ama chiacchierare e raccontare della sua attività: è orgoglioso di dimostrare i lavori che ha affrontato per ricavare una sala con camino dedicata alle degustazioni, compresa una ristorazione per amici e clienti, un punto vendita e il suo pezzo forte, il museo degli attrezzi da lavoro. I vini per la verità sono un pochino cari, il loro prodotto di punta è il Paternum, venduto a circa 100 euro. Nasce da uve Magliocco e matura per dodici mesi in botti di legno. È quindi una Riserva che viene commercializzata in una bottiglia di vetro pesante realizzata appositamente. A soli 500 metri di distanza dalla Cantina Iuzzolini, tornando verso Cirò c’è un cartello che indica Cantine Vulcano. È una piccola cantina, costruita l’anno scorso, di proprietà di Luigi Vulcano e dei figli Giuseppe e Graziano. Il loro lavoro è soprattutto sul Cirò che hanno intenzione di nobilitare producendo, in futuro, anche le Riserve. Oggi il loro vino bandiera è il Cirò Rosso Classico ma anche il bianco è interessante. Chi sta concludendo i lavori della cantina è Massimiliano Capoano, erede della Tenuta dei Baroni Capoano che si trova in contrada Ceramidio. La sua azienda è in divenire. Il suo ufficio è stato ricavato all’ultimo piano di una villa che necessita di restauri ma la sua cordialità fa superare il primo impatto di perplessità del visitatore. Lui ha rivisto l’impostazione tradizionale dei vini voluti dal padre creando prodotti più morbidi, fruttati e piacevoli. Il vino più rappresentativo è il Cirò Rosso Cardinale Don Pietro, che matura in acciaio.A Cirò Superiore le nuove cantine
Buona parte della cantine nuove che sono state costruite anche grazie all’appoggio di contributi regionali sono raggruppate nella campagna di Cirò. Per raggiungerle conviene ritornare alla solita rotonda e seguire la direzione per Cirò Superiore, al primo bivio si prende il ramo di destra che va verso la pianura di Cirò. La prima cantina che si incontra dopo circa 5 chilometri è la Senatore vini. Lungo la strada di accesso alla costruzione sono stati impiantati ulivi secolari, l’architettura è stata pensata per ricevere chi vuole visitare la cantina, quindi con sale degustazioni, zona convegni e saletta con una piccola biblioteca. La cantina è di proprietà di 4 fratelli: Franco, Giuseppe, Raffaele e Salvatore. I primi due coltivano le vigne, gli altri due sono medici. Le vigne sono di famiglia e l’imbottigliamento del vino è recente. Tra i loro prodotti spicca Puntalice, un Cirò Rosato. Proseguendo per un altro chilometro si incontra invece una cantina nota, la Cantina San Francesco. Francesco Siciliani, il fondatore, è stato tra i primissimi a usare le barrique, staccandosi dalla tradizione del Cirò, che usava la botte grande per far maturare il vino. Il Ronco dei Quattro Venti, vino importante e innovativo non solo perché barricato ma per essere stato tra primi Cirò ad avere un nome proprio in etichetta. Questo nome all’origine doveva essere Quattromani, dalla località in cui è stata costruita la cantina nel 1987, divenne Quattro Venti per un errore di trascrizione e rimase così.
L’intera produzione si basa sui vitigni Gaglioppo e Greco bianco, con piccole presenze di Merlot nel rosso Donna Madda e di Chardonnay nel bianco Pernicolò. I vini più rappresentativi, oltre al Ronco, sono Fata Morgana, da vitigno Greco e Brisi, e il passito sempre da uve Greco. Dal 2004 è entrato a far parte della compagine aziendale anche il produttore veronese Paolo Montresor.
Vini bio in un’azienda che ha 4 secoli
Proseguendo per un altro chilometro si incontra la Cantina Luigi Scala, piccola realtà che ha ripreso l’attività dopo 14 anni di chiusura. L’anno che ha dato il via al rinnovo è stato il 2005. Luigi e il figlio Francesco si occupano dell’azienda. Producono tre Cirò, un bianco, un rosato e un rosso, e due vini da vitigni tipici e internazionali. Il loro pezzo forte è il Durì, un Cirò Rosso Superiore che matura in legno.
Con altri 500 metri di strada si incontra sulla sinistra l’Azienda Agricola biologica Santa Venere, nata come azienda zootecnica e poi specializzatasi nella produzione di vino e di olio. Francesco Scala e il figlio Giuseppe conducono le proprietà di famiglia le cui origini risalgono al 1600. Dal 2004 l’azienda ha subito un nuovo impulso con la revisione dello stile produttivo: vini più equilibrati e armoniosi come la Riserva di Cirò dedicata al patriarca Francesco.
È il vino bandiera che nasce da uve di un vigneto di 45 anni con bassissime rese per ettaro. Con la vendemmia 2008 sono state realizzate due novità. La prima sarà messa in vendita ad aprile, ma solo per una piccola parte, ed è dal vitigno tipico Guardavalle, bianco con una buona vena di acidità e pensato per durare diversi anni in cantina.
La seconda prevede uno spumante rosé Metodo Classico da uve Gaglioppo. Il vino e l’olio sono prodotti certificati da agricoltura biologica.
Il pollo nel paese della Sardella
Con altri 500 metri di strada ci si ricongiunge alla 106 e si entra nel paese di Torretta di Crucoli, la corrispettiva marina di Crucoli. Un cartello avvisa: Torretta di Crucoli, il paese della Sardella, riferendosi alla specialità locale a base di pesciolini neonati al peperoncino. In questo tratto di strada si lasciano ammirare ulivi centenari che con i loro tronchi contorti fanno riflettere a chi li osserva su quale possa essere realmente la loro età: cento anni, duecento o ancora di più? Fino a qualche anno fa Torretta di Crucoli era nota per il ristorante il Pollo d’oro, nome intrigante e che si riferiva alla specialità del pollo fritto con le patate, cotto in modo magistrale. Recentemente è rimasto albergo ma sembra che stia per chiudere. I titolari si sono trasferiti - insieme al…pollo, assolutamente da non perdere - al ristorante Il Fico d’India, poco lontano dal paese, in direzione Catanzaro. A Torretta di Crucoli, in via Nazionale, c’è la sede della cooperativa La Torre che ospita alcune aziende agroalimentari artigianali. Su circa una decina di soci, meno della metà producono la Sardella.Sardella fa rima con Rossella
Rossella Palopoli è una di loro e stabilendosi a Crucoli dopo il matrimonio ha voluto dare un imput alla produzione con lo scopo di farlo conoscere fuori regione al meglio delle sue caratteristiche organolettiche rispettandone la naturalità. Una decina di anni fa decise di realizzare una serie di prove con percentuali diverse tra sale e pescato e di mandare i campioni all’Istituto sperimentale di Parma per sottoporle ad analisi sobbarcandosi costi quasi proibitivi per quell’epoca. Oggi è quasi pronta alla commercializzazione su scala più grande, il che avverrà probabilmente entro l’estate. Non vuole svelare il procedimento usato che l’ha convinta al grande passo: dalla sua testimonianza si potrebbe intuire la termizzazione, un sistema che porta a temperatura di circa 60-70°˚C il prodotto per brevissimo tempo senza incidere sull’integrità dei sapori e dei profumi. Nella sua linea di proposte, confezionate senza conservanti, si segnalano, tra l’altro le olive con la Sardella e il burrino (scamorzina ripiena di burro) con la Sardella. La parte nord della Strada del vino, dei saperi e dei sapori si conclude subito dopo Torretta. Un ultimo indirizzo che chi scrive ci tiene a segnalare: a Nord della strada del vino dei saperi e dei sapori, a Cariati, ecco la Fattoria Greco, un’azienda vitivinicola che produce anche olio ed ha anche un punto vendita di carne da animali di proprietà. Nuovissima nella struttura, ha vini di carattere che vogliono mostrare un volto più innovativo della produzione calabrese.
Sardella match: Cirò o Crucoli?
La Sardella è chiamata anche Rosa di mare e caviale del Sud, ed è un impasto di pesciolini neonati, pescati tra marzo ed aprile, lasciati macerare con sale e polvere di peperoncino, aromatizzato solitamente con semi di finocchio selvatico. L’originale è piccantissima ma piace talmente tanto che chi la produce ha deciso di aggiungere le versioni mediamente piccante e dolce, usando percentuali diverse tra polvere di peperoncino piccante e dolce oppure solo dolce. La forte richiesta del prodotto e la sua scarsa disponibilità hanno innescato alcune frodi con l’uso di pesciolini provenienti dai mari orientali e che, però, devono essere citati in etichetta come “pesce ghiaccio”. Tornando al prodotto originale Cirò ha una sua ricetta, Crucoli, e la corrispettiva marina Torretta di Crucoli, ne hanno un’altra. Inutile dire che ciascuno ritiene che la sua sia la migliore, senza contare che a pochi chilometri dai confini della provincia di Crotone, a Cariati, si sostiene che lì sia nata la vera Sardella. Vediamo le differenze di questa delizia calabrese partendo da Cirò. Qui i piccoli delle sarde, ma anche delle acciughe, sono lavati, asciugati, salati e mescolati con polvere di peperoncino, aromatizzati infine con poco finocchio. L’impasto matura circa un mese, prima di essere consumato. A Crucoli i pesciolini sono più grandi, come una foglia di ulivo, ossia circa 4 centimetri, e solo di sarde, sono lavati, salati e posti su un piano inclinato forato per perdere acqua. In seguito sono messi a strati, alternati con il sale, in un recipiente cilindrico stretto e alto di coccio o di vetro chiamato “testarulo” e vi stanno per 4-5 mesi. Per far sì che rimangano sempre coperti dall’acqua, si pone un peso sopra la chiusura del testarulo, iniziando con un chilo per finire con tre. Passato questo tempo i pesciolini sono setacciati e mescolati con polvere di peperoncino e semi di finocchio selvatico, qualcuno aggiunge pezzettini di foglia d’alloro. Il risultato è una crema molto aromatica, mentre la preparazione di Cirò lascia intravedere ancora i pesciolini e ha aromi meno intensi. A Cirò c’è anche una versione morbida della Sardella chiamata “mustica” in cui i pesciolini sono posti sotto peso e formano una crema che però non viene setacciata. Il pregio della Sardella è l’essere un valido aiuto in cucina per preparare piatti veloci e insaporire carni, la si deve solo sciogliere nel sugo, mai cucinare. Un esempio classico sono gli “spaghetti arroventati” in cui la sardella è sciolta nell’olio caldo e versata bollente sugli spaghetti scolati e cotti al dente. Le dosi dovrebbero essere 100 g ogni 400 di pasta. Un altro uso molto gradito è in accompagnamento a carni bollite. Il modo migliore per gustarla rimane il classico crostino, meglio se di pane casareccio, cotto nel forno a legna. Gli intenditori consigliano di gustarla con cipolla cruda e un filo di olio extravergine. Il prodotto è in attesa di riconoscimento Deco (denominazione comunale).
Vitigni e Doc: Gaglioppo per i rossi, Greco per i bianchi
Il Gaglioppo e il Greco sono i vitigni più usati rispettivamente per i vini rossi e per i vini bianchi. Il Gaglioppo è un vitigno difficile, dà vini con scarso colore e ricchi di tannini che legano la bocca. Da qui la fama dei vini calabresi rustici e potenti. La soluzione degli anni ’90, quando il mercato del vino stava rinnovandosi in modo significativo, è stata di associare un vitigno che gli desse più eleganza e colore, come il Cabernet Sauvignon. Ultimamente si stanno studiando nuovi cloni di Gaglioppo selezionando le forme più adatte a superare l’inconveniente di base.Il Magliocco è un vitigno rosso che per molto tempo è stato confuso con il Gaglioppo e invece si è scoperto che dà vini più profumati ed eleganti. Il Greco nero è un altro vitigno rosso che è stato riscoperto e valorizzato, qualcuno lo produce anche in purezza.
Tra i vitigni bianchi, a parte il Greco, splendido vino da pesce, sono tornati alla ribalta il Mantonico, usato per vini passiti ma anche nelle versioni secche, e ultimamente il Pecorella che potrebbe essere la versione calabrese del Pecorino abruzzese ma ciò lo diranno solo le ricerche sul suo patrimonio genetico.
Oltre ai vitigni del territorio vi sono i classici Sangiovese e Trebbiano toscano, sempre meno usati mentre aumenta la scelta di impiantare gli internazionali Cabernet Sauvignon e Syrah, per le varietà rosse e Chardonnay e Sauvignon per le bianche. Lo Chardonnay, in realtà, come il Cabernet Sauvignon, è stato introdotto da parecchi anni, e bisogna ammettere che assume una personalità interessante se ben fatto.
La provincia di Crotone ha le Doc Cirò, Melissa e Sant’Anna di Isola di Capo Rizzuto, praticamente inesistente. Vi sono tre indicazioni geografiche tipiche: Calabria, Lipuda e Val di Neto. Buona parte dei produttori di Cirò hanno nella loro gamma di vini anche la Doc Melissa che prevede il Bianco, il Rosato e il Rosso, anch’esso superiore o Riserva, solitamente meno strutturato del Cirò poiché il disciplinare indica anche il Greco nero.
In realtà non è molto utilizzata pur prevedendo un areale vasto in cui entrano i comuni di Melissa Belvedere Spinello, Carfizi, San Nicola dell’Alto, Umbriatico, e parte dei comuni di Casabona, Strongoli, Rocca di Neto, Castelsilano e Crotone. Molto più usata l’Igt Val di Neto, l’Indicazione geografica tipica che si sviluppa più o meno sugli stessi comuni e che permette di produrre vini da varietà tradizionali, nazionali e internazionali o anche solo tradizionali dando più possibilità nella scelta delle tecniche in cantina per la vinificazione e la maturazione del prodotto.

Aziende Vinicole
Azienda Vitivinicola Librandi Antonio e Nicodemo, contrada San Gennaro, Strada Statale 106, tel. 0962.31518, fax 0962.370542, librandi@librandi.it, www.librandi.it)Cantine Vincenzo Ippolito (Ippolito 1845) via Tirone 118, 88072 Cirò Marina (Kr), tel. 0962.31106, www.ippolito1845.it
Tenuta Iuzzolini, via Sottopalazzo 48, 88811 Cirò Marina (Kr)
tel. 0962.371326-36277, www.tenutaiuzzolini.it
Cantina Vulcano, Casale Brisi, ex S.S. 106, 88811 Cirò Marina (Kr),
tel. 0962.36122, www.cantinevulcano.it
Tenuta dei baroni Capoano, contrada Ceramidio, 88811 Cirò Marina (Kr)
tel. 0962.31268.
Senatore vini, località San Lorenzo sp4 km 4 +800 m, 88811 Cirò Marina (Kr)
tel. 0962.32350, info@senatorevini.com; www.senatorevini.com
Fattoria San Francesco, località Quattromani, strada provinciale ex s.s. 106
tel. 0962.32228, fax 0962.32987, info@fattoriasanfrancesco.it, www.fattoriasanfrancesco.it
Azienda agricola Santa Venere, tenuta Volta Grande, strada provinciale 4, km 10, tel. 0962.38519, fax 0962. 1876257, info@santavenere.com; www.santavenere.com
In stagione di sardella, piccoli pesciolini macerati con sale e peperoncino, è possibile vederne la lavorazione nel piccolo laboratorio di Antonio Patera, in via Magno, Cirò Marina, tel. 0962.35761, cell. 339.8974124.
Fattorie Greco, via Magenta 33, 87062 Cariati (Cs)
tel. 0983.9694441, www.igreco.it
Indirizzi Utili

Agriturismo Aurea - Contrada Schino, 88812 Crucoli, tel. 0962.34709, g.aurea@libero.it - Semplicità è la parola chiave che regola l’ospitalità di questa realtà familiare, situata in piena campagna al confine Nord della provincia di Crotone e che riprende i ritmi e gli usi contadini specie in cucina, con l’utilizzo di carni bovine da animali di proprietà, formaggi prodotti in proprio e salumi da animali allevati da loro. Dall’orto le verdure, gli agrumi e l’olio extravergine da olive frante in un frantoio di proprietà, più altre delizie. Sono tre le camere disponibili: due con 4 posti letto e una con due. Si può anche prenotare il pranzo o la cena per un massimo di 45 coperti con costi medi di 25 euro. Il periodo di chiusura va da ottobre a metà febbraio.
Da Sasà il pescatore - Cirò Marina, Lungomare Stefano Pugliese, cell. 339.5858796 oppure 348.7622299 - Salvatore fa il pescatore, ha una sua barca, le barche dei suoi collaboratori e una pescheria che vende il pescato all’ingrosso a Cirò Marina. Nel 2001 ha deciso di aprire un ristorante a fianco della pescheria, sul lungomare, di fronte al porto e vicino alla Chiesa di San Cataldo. Nel suo locale cucina assieme alla moglie solo il pesce che il mare regala il giorno prima o la notte stessa. Piatto forte sono gli antipasti dalle 10 alle 15 sfiziosità di crudo e cotto. Qui si trova davvero il pesce stagionale. Lui è un maestro della sardella, tra le più buone del circondario e che però serve solo al ristorante, non la vende. Il costo medio di un pasto, vini esclusi, è di circa 50 euro. Chiude il lunedì ma non d’estate.
Da Max, Cirò Marina, via Palmiro Togliatti, tel. 0962.373009 - Un po’ defilato, verso la marina, Max è un punto di riferimento per chi vuole gustare una buona cucina calabrese di mare e di terra con qualche piccola innovazione personale. Le specialità sono gli antipasti, e in genere i primi. Il pesce è fresco. Il locale è molto grande perché ha una sezione dedicata alla birreria, la sera si fanno anche le pizze. Il costo medio di un pasto è di circa 35 euro. Chiude il lunedì.
La Locanda, via Vittorio Emanuela Cirò Marina, tel. 339.3890171 - In questo strettissimo locale che accoglie al massimo 25 coperti si cucina il pesce pescato dal marito e dal fratello mentre la moglie porta i piatti ai tavoli. Come al solito sono gli antipasti a farla da padrone, i secondi sono cucinati in modo semplice: griglia, forno o padella. Il costo medio è di circa 30 euro. Chiude la domenica.
Aquila d’oro, Cirò superiore, via Sant’Elia, tel. 0962.38550 - Sulla strada che da Cirò Marina porta a Cirò Superiore, superata una curva stretta ecco che a destra appare questo piccolo locale che può ospitare fino a 40 coperti. Ai fornelli c’è la moglie, in sala il marito. La cucina è quella di casa, con molte cose preparate da loro, come salumi e sott’oli. Tanti e gustosi gli antipasti e poi la pasta fatta in casa. Nel menu c’è più campagna che mare. Si spendono attorno ai 25 euro e conviene prenotare. Chiude lunedì
Da Ercole, Crotone, viale Gramsci 122, tel 0962.901425 - La cucina di Ercole Villirillo è molto più raffinata e intrigante dell’arredo del suo locale, tappezzato di foto di incontri con personaggi importanti e riconoscimenti ricevuti e che tuttavia gli dà una nota un filino kitch. Lui ha una mano delicata nella realizzazione delle sue preparazioni rispetto alla cultura della cucina calabrese e riesce magistralmente a far emergere i gusti netti degli ingredienti. Il suo pesce è freschissimo e ultimamente ha ampliato la gamma dei piatti a base di crudo di mare e sta proponendo diverse ricette di pesce cucinato nella padella di coccio evitando di usare grassi ma aggiungendo all’ultimo minuto solo un filo di olio extravergine.
Il Conte di Melissa, Torre Melissa, S.S. 106 km 271,800 tel. 0962.865801, cell. 339.2376664 - La Torre di Guardia Aragonese che ospita un museo contadino è anche centro di degustazione e di vendita di prodotti tipici del Crotonese. Nelle sale rustiche che un tempo erano magazzini, diventate poi abitazioni del Melissesi durante terremoti e alluvioni è stato aperto un ristorante che fa una cucina del territorio saporita e ricca e che merita la sosta. I salumi sono di maiale nero, dato che il responsabile è anche direttore della Leadercoop, le carni sono di capretto gallo, maiale nero e anche podolica. In cucina ci sono le massaie. Il costo medio di un pasto è 30 euro, è chiuso lunedì e aperto solo la sera, a pranzo su prenotazione per un minimo di 10 persone.
La Baita, Villaggio Palumbo, Cotronei, tel 0962 49.30.34, cell. 347 2508261 - La famiglia Scarpino composta da papà Luigi, mamma Rosetta, i figli Valerio e Giuseppe e dalla nonna paterna Teresa è impegnata a gestire il ristorante con camere aperto nel 1990 in un bel prato di montagna. C’è solo una sala grande che accoglie il cliente e nei giorni di festa la confusione si fa sentire. Ma la cortesia di mamma Rosetta e la bontà dei piatti faranno superare eventuali inconvenienti. La cucina di casa regna sovrana, pasta fatta a mano conserve e salumi preparati dalla famiglia, verdure dell’orto e tanti piatti della tradizione preparati in modo gustoso. Il prezzo medio di un pasto è di 25 euro. Ci sono 20 camere per un totale di 60 posti letto. Il prezzo del pernottamento è di 60 euro a camera, la pensione completa varia da 50 a 85 euro. Da poco la famiglia ha aperto un altro albergo nel Villaggio con 30 camere.
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Dal 9 all’11 Marzo - Campo di Tures (BZ) - Inaugura il 9 Marzo nel centro di Campo di Tures in Valle di Tures........
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Olio extra vergine di Itrana De Gregoris
Oleificio F.lli De Gregoris
Dall’oliva di Gaeta, varietà laziale perfetta...
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Caffè Huehuetenango
Trinci Torrefazione Artigiana di Caffè e Cacao
Con una passione ereditata dal padre e una...
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Panettone Le Delizie del Grano
Panificio Pasticceria Le Delizie del Grano
Ingredienti genuini, lievito madre e tanto, tanto...
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Cinque Terre Bonanini
Az. Agr. Possa di Bonadini Samuele Heydi
Su terrazzamenti con muretti a secco a strapiombo...
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Olio extra vergine dÂ’oliva Dop Molise Marina Colonna
Marina Colonna Masseria Bosco Pontoni
Un prodotto rappresentativo del territorio che...
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Cristalli di torrone
Dolcital, solo e sempre torrone e torroncini: dal...
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