-> I sapori del diritto Grettezza commerciale o imposizione delle ASL?

28
Ott '11
13.48
di redazione

Riceviamo questa lettera e la pubblichiamo con la risposta dello studio legale che collabora a Sapori d’Italia con la rubrica Sapori del Diritto.

acqua rubinetto

Buongiorno e grazie per l'opportunità.
In qualità di nuovo socio dell'Accademia delle 5T e come operatore culturale e turistico, chiedo se è legale che in molti locali pubblici (alberghi e ristoranti) venga imposto l'acquisto di acqua imbottigliata, rifiutandosi di servire acqua naturale del rubinetto anche se questa non presenta controindicazioni di purezza e olfattive?
Come è possibile difendersi?
 
Grazie e saluti

Antonio De Marco
GIARDINO SEGRETO dell'ANIMA
Campinola di Tramonti (Costa d'Amalfi)
3478790007
antoniodemarco44@gmail.com


LA RISPOSTA DELLO STUDIO LEGALE GHIBELLINI 

Non esiste alcun obbligo di legge per i ristoranti e i pubblici esercizi di servire solo acqua imbottigliata, così come non esiste alcun divieto di servire negli stessi locali acqua "del rubinetto".
Al contrario, la legge impone che ogni pubblico esercizio, per essere
autorizzato alla somministrazione di alimenti e bevande, disponga di acqua
potabile, di modo che non vi è alcuna ragione per non servire acqua
dell'acquedotto.
A livello politico ed economico si tratta di un tema molto dibattuto, per le
ricadute di carattere economico e sociale che conseguono alla scelta di
consumare l'acqua pubblica in luogo di quella imbottigliata. Tale tema ha
avuto di recente ulteriore risalto come riflesso del noto referendum.
 
Segnaliamo, al riguardo, il sito www.altraeconomia.it, che ha una sezione
nella quale sostiene la campagna "imbrocchiamola", in collaborazione con
Legambiente, nonché il sito di tale campagna di informazione
www.imbrocchiamola.org, nei quali sono indicate alcune pubblicazioni
sull'argomento.
Forse, però, il signor De Marco ci fa un'altra domanda: un pubblico esercizio può rifiutarsi di servire acqua del rubinetto? E può farla pagare? Come non può essere rinvenuto alcun divieto alla somministrazione nei pubblici esercizi dell'acqua del Sindaco, cui sarebbe correlato l'obbligo di somministrare l'acqua imbottigliata, non esiste alcun obbligo di somministrare l?acqua potabile dell'acquedotto - della quale come abbiamo detto non possono essere privi i loro locali - senza farla pagare al cliente.
A questo proposito alcuni interpreti si avvalgono di una norma del regolamento di attuazione del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, l'art. 187, il quale prevede che: "Gli esercenti non possono, senza legittimo motivo, rifiutare le prestazioni del loro servizio a chiunque le domandi e ne corrisponda il prezzo". Il campo di applicazione della norma è molto ampio, ma il senso è chiaro: se un cliente chiede all'esercente di fornirgli un servizio che rientra nell'esercizio della sua attività ed è disposto a pagare il relativo prezzo, l'esercente non può rifiutarsi. L'esercente, quindi, non può rifiutarsi di servire l'acqua dell'acquedotto, ma non è obbligato a fornirla gratis.
Si tratta, quindi, di valutare quale sia il giusto prezzo dell'acqua potabile: se possa, ad esempio, rientrare nel "coperto" che il ristoratore generalmente fa pagare, ovvero se debba essere indicato a parte. In taluni casi, infatti, la prassi di applicare costi aggiuntivi per il servizio, il coperto, il pane e le bevande (tra le quali vi potrebbe essere anche l'acqua del Sindaco), potrebbe addirittura essere illegittimo (si pensi ad esempio alla Legge della Regione Lazio n. 21/2006, che vieta l'applicazione di tali costi forfettari che non siano esplicitati nell'offerta al pubblico).
 
Studio Legale Ghibellini
Via Ceccardi 1/15 - 16121 Genova
Tel. 010 566500, 564246, 591791 - Fax 010 5531853
Via Pietro Mascagni 30/8 - 20122 Milano
Tel. 02 89070843, 89070858 - Fax 02 89070864
 
 
IL NOSTRO COMMENTO
caraffa tavolaPenso sia capitato a tutti di essere obbligati a bere acqua sotto plastica pur essendo contrari, per principio, all’inutile - e immenso - spreco di energia, con relative conseguenze sull’ambiente, per l’assurdo andirivieni di camion carichi di acque più o meno buone attraverso l’Italia. A volte siamo obbligati perché dal rubinetto esce un’acqua sanitariamente irreprensibile ma imbevibile per il gusto, ma “l’acqua del sindaco” è buona e gradevole nella maggioranza dei Comuni italiani.
Anzi, i ricercatori dicono che è molto più sana e sicura di gran parte delle acque in bottiglia a causa delle inevitabili cessioni di sostanze più o meno pericolose da parte del recipiente e di possibili problematiche in fase di imbottigliamento. Abbiamo chiesto a molti esercenti perché rifiutano di servire acqua del rubinetto.
La risposta è unanime: colpa delle ASL. Non è unanime il verbo usato, e questo è importantissimo: le ASL lo impongono o lo consigliano? Premettiamo che nella maggior parte dei casi è una frottola e il motivo è molto più meschino: l’acqua di rubinetto è gratis, o perlomeno è "antipatico" farla pagare, quella in bottiglia si paga! E molti esercenti hanno i paraocchi e, per poche decine di centesimi, si giocano il cliente. Ma in molti casi invece la colpa è sul serio delle ASL. Non escludiamo, ma non lo possiamo provare, che alcuni funzionari ASL abusino del loro potere imponendo l’obbligo dell’acqua in bottiglia. È un atteggiamento perfettamente in linea con, per esempio, l’imposizione agli alberghi di usare confezioni monouso di confetture per la prima colazione, prassi frequentissima, illegale e criminale (per le implicazioni ambientali e negative per l’agricoltura italiana). Diversi esercenti sono arrivati al punto di raccontarci che funzionari ASL avrebbero "consigliato" (e si sa che i consigli che vengono da certe direzioni non hanno alternative) di non servire acqua di rubinetto perché, dicono, loro sono responsabili delle tubature fino a un certo punto, mentre della parte finale è responsabile l’esercente, che quindi diventa responsabile anche della potabilità dell’acqua...  Non sappiamo se tale assurdità è una leggenda metropolitana o è verità, tuttavia è un segno dello scarso feeling tra esercenti e responsabili della salute, mentre, invece, dovrebbero agire con spirito collaborativo nell'interesse di tutti.


LA NOSTRA PROPOSTA AI MINISTERI COMPETENTI E AGLI OPERATORI DEL SETTORE
Questa questione è esemplare della qualità del lavoro di molte ASL e indica l’urgenza di un intervento governativo - concordato tra i Ministeri della salute, dell’ambiente e dell’agricoltura (e alimentazione) - per imporre una linea di comportamenti univoca a tutte le ASL (con incontri di formazione per il personale). Ed è importante che gli operatori, quasi sempre vittime di una sudditanza passiva, inizino a denunciare gli abusi: l’Accademia delle 5T è disponibile a fare da cassa di risonanza garantendo l’anonimato. E a mettere a disposizione i propri esperti per corsi o incontri di formazione.

Guido Stecchi
stecchi@sapori-italia.it

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